Il termine archeologia era già utilizzato dagli storici antichi, nel suo senso letterale di "discorso sul passato". Lo storico greco Tucidide utilizza in qualche caso le testimonianze materiali come prova per una ricostruzione del passato (i Cari avrebbero abitato in passato le isole dell'Egeo in quanto a Delo erano state rinvenute dagli ateniesi molte tombe antiche con oggetti e tipo di sepoltura simili a quelli utilizzati ancora ai suoi tempi da quella popolazione). A partire dall'Umanesimo e dal suo interesse per il passato classico, si sviluppò un collezionismo di antichità greco-romane, dalle opere d'arte agli oggetti di uso comune. Ciriaco Pizzecolli (o Ciriaco di Ancona), fu primo a portare testimonianza nel mondo europeo dell'acropoli di Atene, dei geroglifici, delle piramidi egiziane e di molti altri siti archeologici, che incessantemente visitava riportandone schiozzi grafici e relazioni scritte. Johann Joachim Winckelmann, ritenuto l'iniziatore degli studi archeologici moderni, pubblicò nel 1764 la sua "Storia delle arti del disegno presso gli antichi", nella quale, in contrapposizione con gli eruditi studi della precedente disciplina "antiquaria", le opere d'arte greco-romane vennero inserite nel loro contesto storico. Alois Riegl, appartenente alla "scuola viennese", pubblicò nel 1901 lo studio sull'Industria artistica tardoromana, nel quale si asseriva la necessità di giudicare l'opera d'arte in rapporto alle concezioni dell'epoca in cui è stata realizzata e non in rapporto ad un astratto modello ideale. In Italia, a partire dalla seconda metà del XIX secolo il paletnologo Luigi Pigorini recuperava sistematicamente tutti gli oggetti rinvenuti e curava l'esecuzione dello scavo e l'analisi dei dati che questo forniva. La documentazione del ritrovamento di ciascun oggetto divenne sistematica anche nella prosecuzione degli scavi di Pompei, ad opera di Giuseppe Fiorelli e Amedeo Maiuri. A Roma i primi scavi stratigrafici del Foro Romano furono condotti negli anni tra il 1898 e il 1925 da Giacomo Boni, mentre Rodolfo Lanciani documentava la grande quantità di ritrovamenti casuali e di scavi "di recupero" che avvenivano parallelamente alle costruzioni per la Roma Capitale. Successivamente le esigenze propagandistiche del regime fascista condussero ad una ripresa di grandi sterri poco documentati, mentre sulla via dell'indagine stratigrafica proseguivano Nino Lamboglia in Liguria e studiosi di paletnologia e preistoria. La successiva archeologia post-processuale, sviluppatasi in Gran Bretagna criticava in particolare la possibilità di un'osservazione oggettiva e asettica dei fenomeni culturali e quindi la pretesa di raggiungere una scientificità astratta poco coerente con le specificità della ricerca archeologica. Nell'archeologia italiana e mediterranea la nuova archeologia ha avuto scarso seguito, anche a causa della mancanza di una prospettiva storica e del meccanicismo dei processi culturali, intesi come inevitabili adattamenti delle culture alle trasformazioni ambientali.
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